Novembre 14, 2023

Dr. Luca Montanari

Terapie efficaci per la fascite plantare: dalla manipolazione manuale alle onde d’urto

La fascite plantare è un disturbo piuttosto comune che può causare dolore acuto e persistente nella parte inferiore del piede, in particolare nel tallone. I sintomi possono diventare così gravi da limitare la mobilità e influenzare la qualità della vita quotidiana; la buona notizia è che la fisioterapia può offrire un sollievo significativo. Nel corso di questo articolo, esploreremo in dettaglio la fascite plantare, i suoi sintomi principali e come la fisioterapia può aiutare a gestire e superare questa condizione.

Comprendere la fascite plantare: cause, sintomi e fattori di rischio

Il dolore nella fascite plantare come descritto in precedenza, si accentua quando si appoggia il peso sul piede interessato, come al mattino appena alzati o dopo periodi di riposo o di non appoggio. Questa condizione può durare più di un anno ed influenzare quindi la qualità della vita quotidiana; è causata da una degenerazione della fascia plantare appunto, una banda di tessuto connettivo che si estende dalla base del tallone alle dita dei piedi. La fascia ha la funzione di sostenere l’arco plantare e di assorbire gli impatti durante la deambulazione, ma quando è sottoposta a stress eccessivo o ripetuto, può infiammarsi, ispessirsi e formare delle microlesioni che provocano dolore.

I fattori che possono favorire lo sviluppo della fascite plantare sono vari e includono:

  • L’età: la fascite plantare è più comune tra i 40 e i 60 anni
  • L’indice di massa corporea (BMI): il sovrappeso e l’obesità aumentano la pressione sulla fascia, soprattutto nella popolazione non atletica
  • Le attività di carico: camminare o stare in piedi per lunghi periodi, correre o praticare sport che richiedono salti o cambi di direzione possono stressarla
  • La forza muscolare: una ridotta forza e volume dei muscoli del piede e della caviglia possono alterare la biomeccanica del piede e predisporre all’infiammazione
  • La cinematica: una limitata flessione dorsale della caviglia o del primo metatarso-falangeo, una maggiore flessione plantare della caviglia o una presenza di sperone calcaneare possono influenzare la tensione della fascia plantare

Approcci terapeutici per la fascite plantare: ruolo della fisioterapia

Gli approcci terapeutici sono molteplici e la fisioterapia gioca un ruolo fondamentale, come confermato da uno studio del 2021, una revisione sistematica sulla epidemiologia, la valutazione e il trattamento della fascite plantare. Il lavoro analizza le varie terapie, in particolare di quelle di competenza del fisioterapista, ed i loro effetti:

Manipolazione manuale: si tratta di interventi eseguiti dal clinico direttamente sui pazienti usando le mani o altre parti del corpo, strumenti e/o altre modalità per applicare forza ai tessuti e alle articolazioni. Alcuni esempi sono il massaggio dei tessuti molli, le mobilizzazioni articolari, le manipolazioni, il rilascio dei trigger point miofasciali e lo stretching. Lo studio riporta che la manipolazione manuale può essere efficace nel migliorare il dolore e la funzione sia a breve che a lungo termine, ma che la qualità metodologica degli studi inclusi è scarsa e che spesso sono presenti co-interventi che confondono l’interpretazione del ruolo di ogni intervento.

Esercizio: l’esecuzione di movimenti o attività fisiche mirate a migliorare la salute o la prestazione risultano essere utili nel ridurre i sintomi, soprattutto nei primi due mesi, ma non ci sono differenze significative tra diversi tipi di esercizio. Lo studio suggerisce anche che l’esercizio combinato con altre terapie, come la manipolazione manuale o le ortesi, può essere ancora più efficace.

Laserterapia (LLLT): rappresenta una forma di terapia fotobiomodulante, i meccanismi biologici che si instaurano includono l’effetto anti-infiammatorio e la stimolazione della proliferazione cellulare, della microcircolazione, della neoformazione vascolare e della produzione di collagene. Lo studio riporta che la LLLT può migliorare il dolore e la funzione, come analizzato anche in un ulteriore articolo presente su questo blog [inserire link].

Agopuntura: si tratta di una famiglia di terapie basate in gran parte sui principi della medicina orientale, prevede l’inserimento di aghi sottili nella pelle o in altri tessuti del paziente da parte di operatori qualificati. Lo studio riporta che l’agopuntura può ridurre i sintomi da 1 a 6 mesi, ma che ci sono eterogeneità e limitazioni metodologiche negli studi inclusi.

Terapia ad onde d’urto: in particolare le onde d’urto hanno come effetti l’analgesia da iperstimolazione e la stimolazione della neovascolarizzazione e della sintesi di collagene nei tessuti degenerativi. Lo studio riporta che questa tecnica può essere efficace nel ridurre il dolore e migliorare la funzione, inoltre suggerisce che tale approccio possa essere più sicuro e meno invasivo di altre terapie, come le iniezioni di corticosteroidi o la fasciotomia endoscopica.

In conclusione, il lavoro analizzato, in accordo con molteplici altri studi condotti, conferma l’efficacia di tutti gli approcci fisioterapici indicati con effetti che spesso dipendono dalla condizione di partenza e dalla specifica situazione. Inoltre è largamente confermato che un trattamento combinato che coinvolga per esempio onde d’urto, manipolazioni ed esercizio, aumenti esponenzialmente il recupero funzionale riducendo dolore e sintomi in tempi brevi.

Bibliografia:

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