Aprile 29, 2023

Dr. Luca Montanari

Manipolazione fasciale metodo Stecco

Come funziona la manipolazione fasciale: scopriamo come trattare dolore e perdita di forza

La manipolazione fasciale è una tecnica terapeutica sempre più popolare tra i professionisti della fisioterapia. Si tratta di una pratica non invasiva che si concentra sul trattamento delle fasce muscolari e dei tessuti connettivi del corpo, al fine di trattare dolore, perdita di forza e molte altre condizioni.

In questo articolo, esploreremo in dettaglio come funziona la manipolazione fasciale, come viene eseguita e su cosa agisce dal punto di vista fisiologico. Scopriremo anche come questa può essere utilizzata per alleviare e trattare una vasta gamma di condizioni muscoloscheletriche e migliorare la funzione del corpo nel suo insieme.

Fascia muscolare: cosa è e a cosa serve

Per comprendere come funziona la manipolazione fasciale, è importante avere un’idea di cosa siano le fasce muscolari e il tessuto connettivo che le compone.

Il tessuto connettivo è presente in tutto il nostro corpo e fornisce supporto strutturale, protezione e stabilità. Nel contesto muscolare, questo costituisce la fascia, una struttura considerata fino a non molto tempo fa passiva, ovvero a puro scopo strutturale. La fascia è divisibile in particolare in epimisio, ovvero lo strato di copertura del muscolo che si continua poi a formare i tendini, perimisio che circonda grossi fasci muscolari, e l’endomisio che abbraccia ogni singola fibra.

All’interno di queste strutture, esistono particolari organi sensoriali noti come fusi neuromuscolari ed organi tendinei del Golgi, la cui scoperta ha iniziato a cambiare la visione del tessuto connettivo come puramente passivo. Questi dispostivi risultano infatti fondamentali per la funzionalità muscolare e si trovano coinvolti in moltissime condizioni dolorose e limitanti il movimento, come vedremo in capitoli successivi.

In particolare, i fusi neuromuscolari sono dei recettori presenti nel perimisio che rilevano la lunghezza e la velocità di cambiamento della lunghezza delle fibre muscolari, mentre gli organi tendinei del Golgi sono dei recettori presenti nei tendini, che rilevano la tensione e la forza muscolare durante la contrazione.

Il ruolo nascosto della fascia

Per capire come i dispositivi sensoriali citati in precedenza siano coinvolti nella determinazione di patologie dolorose o in alterazioni del movimento, è necessario approfondire ulteriormente l’argomento.

Infatti, è vero che per esempio i fusi muscolari sono strutture innervate in grado di restituire informazioni al cervello rispetto alla rapidità con cui un muscolo cambia lunghezza, ma allo stesso tempo contengono fibre che provengono dall’encefalo. Queste ultime sono responsabili di una attivazione che avviene pochi istanti prima dell’effettivo stimolo di contrazione che invade il muscolo, ed ha lo scopo di “testare il muscolo” nel suo corretto allineamento.

In pratica quindi, nel momento in cui è necessario attivare un distretto muscolare per compiere un movimento, il cervello invia un piccolo segnale prima alle fibre dei fusi neuromuscolari, che contraendosi attivano a loro volta la componente sensitiva che restituirà un messaggio relativo alla corretta posizione del muscolo e alla funzionalità dello stesso.

Allo stesso tempo questi stessi dispositivi sensoriali sono fondamentali per la coordinazione tra muscoli, in particolare tra quelli antagonisti. Infatti, ogni azione richiede di stabilizzazione da parte della muscolatura adiacente a quella principalmente coinvolta, alcune di queste attivazioni sono coordinate direttamente a livello encefalico, ma altre sono determinate da riflessi autonomi scatenati appunto proprio da sistemi come i corpuscoli del Golgi. Si pensi per esempio che il riflesso patellare, ovvero quello scatenato da un colpo appena sotto il ginocchio in posizione seduta, è dovuto appunto all’attivazione di questi recettori che danno il via ad un circuito riflesso per compensare una simulata caduta.

Dolore muscolare come patologia fasciale

Siamo arrivati quindi a capire come la fascia, ed in particolare le strutture nervose presenti in essa siano fondamentali per la funzionalità dell’intero sistema muscolo-scheletrico. Di conseguenza nel momento in cui per esempio l’endomisio va in contro a densificazione, per usura, per immobilizzazione o altre ragioni, tutti questi sistemi vanno in tilt, non consentendo una corretta coordinazione dei movimenti ed una stabilizzazione efficiente, esitando in dolore e perdita di forza.

Ecco che a questo punto entra in gioco il fisioterapista, che tramite manipolazione fasciale è in grado di scatenare una reazione infiammatoria riparativa a livello del tessuto connettivo alterato, restituendo elasticità e normale funzione. In particolare, ogni gruppo muscolare è organizzato in modo da avere un centro di coordinazione, da cui si dipartono le linee di forza lungo cui sono disposti i fusi muscolari. Agendo quindi nel punto giusto è possibile tramite un particolare massaggio profondo indurre rilassamento ed attivazione del tessuto presente, liberando la tensione presente e ripristinando la funzione dei fusi coinvolti.

I risultati della manipolazione fasciale

La manipolazione fasciale consente di sperimentare immediatamente una sensazione di sollievo dal dolore, dovuta alla demolizione dell’addensamento presente, in ogni caso è importante specificare che nelle prime due giornate circa dal trattamento è possibile tornare a percepire il sintomo, a causa della reazione infiammatoria in corso. In ogni caso il beneficio si manifesta nell’arco di otto-dieci giorni con un sensibile miglioramento della sintomatologia, momento in cui risulta ottimale effettuare una seconda seduta per consolidare i risultati e verificare l’efficacia dei trattamenti.

Il supporto di studi scientifici internazionali

Le conferme di tale modello terapeutico arrivano da tutto il mondo e sono crescenti negli ultimi anni, per esempio in un lavoro recente intitolato “What Is Evidence-Based About Myofascial Chains: A Systematic Review”, gli autori sono andati a caccia di prove dell’esistenza delle catene miofasciali descritte. Semplificando al massimo le conclusioni tratte, la ricerca suggerisce che la maggior parte dei muscoli scheletrici del corpo umano sia direttamente collegata dal tessuto connettivo.

Questi risultati forniscono una base scientifica a sostegno della manipolazione fasciale e suggeriscono che la comprensione della funzionalità delle catene miofasciali rappresenti una frontiera importante per la comprensione del dolore riferito e per lo sviluppo di approcci terapeutici più olistici.

Un ulteriore studio ha verificato la teoria della manipolazione fasciale agendo a livello del centro di coordinazione quadricipitale per trattare dolore del ginocchio. Pertanto, il focus del trattamento non è il tendine rotuleo stesso, ma consiste nel localizzare la causa di questa incoordinazione, considerata essere nella fascia muscolare della regione della coscia. In tale studio, 18 pazienti affetti da dolore al tendine rotuleo sono stati trattati con la tecnica di manipolazione fasciale. Il dolore è stato valutato prima e dopo il trattamento, con follow-up ad un mese. I risultati hanno mostrato una diminuzione sostanziale del dolore immediatamente dopo il trattamento ed esso è rimasto invariato o addirittura è migliorato nel breve termine.

Ciò indica quindi che il tendine rotuleo potrebbe essere solo la zona di percezione del dolore e che interessanti risultati possono essere ottenuti trattando la fascia muscolare dei muscoli quadricipiti, la cui alterazione può causare incoordinazione motoria e patologie successive, in linea quindi con quanto spiegato finora.

In cosa consiste la manipolazione fasciale

La procedura inizia con l’identificazione della muscolatura interessata dalla tensione fasciale, il fisioterapista esegue quindi una visita sfruttando prove funzionali e palpazione per trovare i punti da trattare in modo da procedere con la manipolazione. Grazie allo studio anatomico e delle catene di centri di coordinazione, l’operatore è in grado di identificare diversi punti su cui agire per risolvere la specifica condizione; in media, vengono trattati 4-7 punti per seduta.

Successivamente quindi si passa al trattamento, la manipolazione fasciale vera e propria che viene eseguita utilizzando le dita, le nocche o il gomito per comprimere e massaggiare la fascia, inducendone il rilassamento e scatenando processi riparativi. Ogni compressione determina la comparsa di dolore acuto, che però va risolvendosi in poche decine di secondi, lasciando infine il muscolo libero e sollevato. La manipolazione fasciale in ogni caso rimane una procedura assolutamente sopportabile e non richiede anestesia o alcuna prestazione invasiva.

Bibliografia:

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