Aprile 29, 2023

Dr. Luca Montanari

Lesioni legamentose (ginocchio)

Lesioni legamentose

Il ruolo dei legamenti: stabilizzare le articolazioni

I legamenti sono tessuti fibrosi fondamentali per il nostro corpo, spesso sottovalutati finché non ci si fa male. Sono composti da fibre di collagene e connettono le ossa tra di loro, permettendo il movimento delle articolazioni e mantenendo la loro stabilità.

In particolare, sono essenziali per evitare che le ossa si spostino troppo lontano l’una dall’altra durante i movimenti. Per fare un paragone, possiamo pensare ai legamenti come ai tiranti necessari per mantenere in piedi strutture metalliche o gli alberi delle navi. Senza di essi, le articolazioni sarebbero molto più vulnerabili alle lesioni e alle fratture, essendo libere di uscire fuori asse generando lussazioni e scontrandosi contro altre strutture anatomiche.

Esistono diversi tipi di legamenti, ma tutti hanno la stessa funzione: mantenere l’articolazione stabile. Per esempio il ginocchio contiene un complesso sistema di quattro legamenti, ovvero due collaterali, che si trovano ai lati e impediscono eccessivi movimenti laterali, ed i due crociati, che si trovano all’interno della stessa articolazione e prevengono la rotazione e lo spostamento anteriore e posteriore della tibia rispetto al femore.

I legamenti del ginocchio sono particolarmente soggetti a lesioni, in quanto si trovano in una zona di forte sollecitazione durante il movimento. Inoltre, si trovano all’interno di una articolazione con lunghe leve agli estremi, cosa che permette a semplici cadute di causare lesioni legamentose nel caso di anomale rotazioni anche lievi della gamba.

Rottura dei legamenti del ginocchio: quali sono le conseguenze?

Abbiamo visto quanto sia facile incorrere in una lesione dei legamenti, in particolare in quelli del ginocchio, ma come riconoscere queste problematiche per affrontarle nel modo migliore?

Ognuno dei legamenti visti ha uno scopo preciso, ed una sua lesione porta ad una sintomatologia leggermente diversa, ma in ogni caso variabile dipendentemente dalle caratteristiche del soggetto. Infatti, una persona sportiva con i muscoli della gamba particolarmente sviluppati, potrebbe non avvertire alcuna conseguenza nella rottura per esempio del crociato posteriore, mentre al contrario un soggetto robusto potrebbe stressare a tal punto l’articolazione e i suoi componenti da non riuscire a camminare in seguito alla lesione dello stesso.

Prendiamo ora in analisi ciascuno di questi legamenti per capire a quali conseguenze porti un danneggiamento:

  • Per quanto riguarda i legamenti collaterali, questi risultano ampiamente vascolarizzati, di conseguenza una loro rottura può andare in contro a guarigione tramite immobilizzazione e ulteriori trattamenti che vedremo in seguito. In questi casi, il trauma che porta ad una rottura è spesso una distorsione del ginocchio, e i sintomi descritti nella maggior parte dei casi comprendono dolore e gonfiore del ginocchio, in particolare sul lato colpito.
  • Un discorso differente è da fare purtroppo per i legamenti crociati, questi infatti non sono vascolarizzati, il che significa che sono strutture non nutrite, inerti ma fondamentali per la stabilità articolare. Questa loro natura fa sì che risulti impossibile una loro riparazione fisiologica, anche in seguito ad immobilizzazione. Per questo le rotture di crociato complete spesso vengono operate se sintomatiche o per ragioni sportive.
    La sensazione particolare che genera la lesione di uno di questi legamenti, oltre al dolore ed al gonfiore, è quella di instabilità. Tale sintomo spesso viene identificato come “ginocchio che cede”, infatti si manifesta con perdita temporanea di forza nella muscolatura della gamba in seguito ad uno scivolamento anteriore o posteriore della tibia sul femore. I legamenti crociati fisiologicamente evitano tale movimento ma nel momento in cui è presente lesione, compare il sintomo.

Come si curano le lesioni legamentose del ginocchio?

Anche in questo capitolo è necessario distinguere tra lesioni dei legamenti collaterali e quelle dei crociati, in quanto gli approcci sono differenti pur sfruttando gli stessi strumenti.

Per quanto riguarda le lesioni dei legamenti collaterali, questi sono in grado di andare in contro a riparazione, di conseguenza si procede con il posizionamento di una ginocchiera con gradi di flessione limitati in modo da mettere il ginocchio nella posizione ideale per il recupero per circa 3-4 settimane, evitando di caricare peso sulla gamba interessata.

Nelle fasi finali di questo periodo risulta fondamentale il trattamento fisioterapico, che si concentra sulla riabilitazione funzionale, tramite mobilitazione del ginocchio e reintroduzione controllata del carico. Inoltre, una risorsa importantissima ad oggi nella velocizzazione dei tempi di recupero è la tecarterapia, in grado tramite radiofrequenze di attivare la riparazione fisiologica del tessuto; per approfondimenti, la funzione specifica di questa tecnica è descritta in un altro articolo presente sul sito.

Infine, il trattamento delle lesioni dei crociati è più complesso e purtroppo non punta alla riparazione con ritorno alla situazione pre-trauma, ma deve principalmente evitare ulteriori danni e limitare i sintomi. Infatti, l’unico modo per ripristinare i legamenti crociati è tramite chirurgia, mentre negli altri casi si può procedere tramite potenziamento muscolare e tecarterapia in grado in questo caso di diminuire il gonfiore e soprattutto il dolore. Il percorso terapeutico quindi una volta esclusa la chirurgia è nelle mani del fisioterapista che tramite valutazione ecografica e funzionale può programmare un percorso riabilitativo personalizzato.

Per quanto riguarda i tempi di recupero da una lesione del crociato, il protocollo prevede due settimane di esercizi di mobilizzazione senza carico, poi circa quattro settimane in cui viene progressivamente aumentato il peso degli esercizi introducendo anche nuoto ed altre attività. Infine, alla 7’ settimana si può iniziare a valutare l’inizio di esercizi sul campo proseguendo verso la ripresa dell’attività sportiva a 12-16 settimane circa, dipendentemente dalle condizioni soggettive.

Bibliografia:

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